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    December 28

    parliamo un po'...

    ciaoooooo ragazzoniiiiiiiii ... com'è andato il natale??? a me molto bene... siete curiosi di sapere cosa ho avuto per natale????
    bene bene: converse e un peluche morbidissimo e dulcis in fundo....
     
    un anello di oro bianco con 36 brillantini di swarosky.... beh... la fedina che il mio ragazzo mi ha fatto.... anche io gli ho fatto la fedina di oro bianco, infatti ho paura che a furia di stare insieme ora ci leggiamo anche nel pensiero....
     
     
    insomma... un natale davvero magico!!!! e a voi com'è andato il natale?
    scommetto che nn mi risponderete, ma io x educazione lo chiedo....
    December 22

    tra poco natale...

    Ciao ragazzuoli...
    tra poco è Natale e non sono sicura di essermi comportata bene quest'anno... una cosa è sicura: avrò le mie adorate converse... ma la cosa più bella è che questo è il primo Natale che passo con il mio cucciolo Alex... com'è dolce...
    E poi sono proprio curiosa di sapere cosa mi ha regalato il mio panzerottino...
    beh... ora voglio mettere una cosa che ho scritto perchè SECONDO ME IL NATALE E' IL PERIODO IN CUI COMINCIANO A RIAFFIORARE I SOGNI DI COLORO CHE CREDEVANO DI NON AVERNE...
     
    IL SOGNO DI UNA VITA

     

    Il sole entrava ribelle dalle fessure di una finestra illuminando il cuscino di un’adolescente strana e bella: strana perché adorava stare fuori dalle righe, strana perché non era come le altre ragazzine: tutte moine e niente sostanza. Iris era strana, sì, perché il suo problema non era conquistare il ragazzo già occupato, quello bello, grande e con l’auto sportiva: un bel trofeo da esporre!

    Il suo problema era un altro, mille volte più grave. Lei viveva la sua vita senza avere una meta: era come vivere una vita non sua, una vita che non le apparteneva.

    A scuola i professori e i suoi compagni non facevano altro che parlare di sogni, ambizioni, di  “ciò che si vorrà diventare da grandi”. Tutti parlavano e scherzavano, perché erano sicuri che il loro era il sogno migliore di tutti. Un po’ come tornare bambini e tornare a dire di voler fare l’astronauta, il medico, voler essere ciò che è papà. Iris da fanciulla sognava di diventare una barbie…

    In classe ascoltava le lunghe e monotone dichiarazioni di una ragazza superba dai capelli lisci, dal trucco troppo pesante ed esageratamente viziata, che parlava del suo sogno:sfilare su una passerella, vestita con abiti alla moda, tutta acconciata, sotto i flash impazziti dei fotografi. Socialmente inutile. Ma nonostante tutto Iris la invidiava, perché almeno lei sapeva in ogni momento quale strada imboccare per rincorrere la sua bandiera. E lei invece semplicemente brancolava nel buio, senza meta, senza scopo, senza vivere realmente. Quando in classe si parlava di ambizioni, sul suo angolo di classe in cui si ritrovava rannicchiata calava una nube nera e cercava nascondersi, per non essere interpellata, per non farsi trovare con le lacrime agli occhi e uno scomodo “non lo so” in bocca.

    Il professore irruppe nei suoi pensieri ordinando di scrivere un testo in cui avrebbero parlato di ciò che si sarebbe diventati da adulti. Avrebbe letto tutti i testi, uno ad uno, davanti a tutta la classe.

    Per il resto della giornata non fece altro che pensare al quesito del testo da scrivere. Pensava a come quella traccia puntasse dritta sulla sua ferita e con gli occhi lucidi guardava il cortile: si sentiva esclusa dalla sua vita.

    Tornò a casa con un umore nero, mangiò e si chiuse in camera. Non aveva voglia di pensare, e per questo si mise subito a studiare, senza avere il coraggio di affrontare per prima la traccia dannata. Quando finì di studiare e le mancava solo il testo, si allacciò una felpa al cinto e corse in spiaggia. Poggiò la borsa sulla sabbia mentre i suoi piedi affondavano nella sabbia fresca, ancora invernale. Stese un asciugamano per terra e vi si sedette sopra. Finalmente ebbe modo di sfogare tutta la sua rabbia, la sua malinconia, il suo sentirsi esclusa da una vita strana e bella. Con le ginocchia al petto, si lasciò sfuggire un singhiozzo e si asciugò in fretta le lacrime. Neanche quel tramonto sembrava aiutarla. A un tratto aprì la borsa, vi estrasse il foglio e la penna che cominciò a scivolare lentamente sulla pagina bianca, tracciando il ritratto di una poesia. Cominciò a piallarne i versi e a pulirli con tutto l’amore possibile. Quando ebbe finito, sollevò il capo, guardò quello spicchio di sole che non era ancora scomparso nell’orizzonte e sorrise. L’aveva capito che sarebbe stata strana fino in fondo.

    Tornò a casa e si mise al lavoro: cominciò a scrivere il suo compito.

     

    La mattina dopo in classe non era più spaventata per quel suo “non lo so”: adesso aveva la sua risposta.

    Quando entrò il professore lei era seduta al banco e guardava quella poesia quasi con tenerezza. L’insegnante chiamò alla cattedra a leggere una sua compagna di classe che affermava di voler diventare una modella, un’altra sarebbe divenuta una giornalista, l’altra fotografa, un suo compagno sarebbe divenuto medico, un altro matematico: ognuno con il suo sogno, normale o strambo che fosse.

    Quando arrivò il turno di Iris, la ragazza si alzò lentamente dalla sedia e con un foglio in mano si recò alla cattedra. Con gesti solenni aprì il foglio e cominciò:

    “ognuno nella propria vita ha dei sogni e delle ambizioni, capita però di scoprirle tardi rispetto ad altri. E’ quello che è capitato a me: credevo di vivere una vita non mia, quando la mia rivelazione sarebbe arrivata da un tramonto. C’è un mestiere che non è proprio definibile così, perché non dà pane, o almeno non sempre; c’è un mestiere che può davvero riempire e in un certo senso svuotare dentro. Non servono microscopi, né lenti di ingrandimento, né abiti alla moda, non servono forbici né pinza: ci vuole solo pazienza, e poi una grande vocazione. L’attività che voglio intraprendere non è comune, bisogna sentire uno strappo dentro. Iris, la ragazza strana del banco di fronte, vuole diventare scrittrice, ma non per capriccio: solo perché per troppo tempo si è sentita vuota e ha capito finalmente che è arrivata l’ora di metterci qualcosa in quello spazio vuoto. I vuoti allo stomaco fanno male. Non avevo mai capito che quelle filastrocche che da bambina mi piacevano tanto erano solo un campanello d’allarme. Senza saperlo, io sapevo che sarei diventata ciò che mi dà spinta alla mano. Lo scrittore è una persona come tante altre, o forse vale un po’ di più. Non prendetela come una dichiarazione superba di chi magari non ci riuscirà mai: lo scrittore è colui che porta avanti valori, sentimenti. Queste persone che scrivono e vedono cose che altri non vedono vanno in realtà guardate come delle cassaforti da cui poter attingere sempre pezzetti di vita di ciascuno di noi. Hermann Hesse diceva che lui scoprì di dover diventare scrittore quando capì che il gioco infantile del mago non era solo un gioco: lo scrittore è proprio come un mago. Perché? Perché proprio come un mago può creare e distruggere personaggi, può modellarli e adattarli, può nascondersi dietro uno di questi. La magia esiste e la loro bacchetta magica contiene inchiostro.

    Capisco che lo scrivere non darà pane o comunque non ne darà mai a sufficienza. Io porterò con le mie poesie e i miei racconti un pizzico di ambizioni e sogni a tutte quelle persone che, per un motivo o per un altro non ne avranno mai. Tutti lo sapranno e mangeranno parole che risaneranno le ferite. Le mie poesie lasceranno guarire il mondo, che non ci potrà mai essere abbastanza riconoscente. Lo scrivere non darà pane, ma sazierà dentro.”

     

    Appena smise di leggere si rese conto di tremare. Guardò il professore in volto e con aria interrogativa lo fissava: il professore la guardò, poi guardò la classe che ruppe il silenzio con un applauso. Tutti avevano ascoltato il suo testo e l’avevano ascoltato assorti. Il 9 che si meritò quel testo non riuscì a riempire Iris di felicità quanto riusciva a farlo il fatto di aver trovato la via. Si era ripresa la sua vita.

     
     VI MANDO 1000 BACIONI!
    December 16

    Eugenio Montale

                  ***
    Il fuoco che scoppietta
    nel caminetto verdeggia
    e un'aria oscura grava
    sul mondo indeciso. Un vecchio stanco
    dorme accanto a un alare
    il sonno dell'abbandonato.
    In questa luce abissale
    che finge il bronzo, non ti svegliare
    addormentato! E tu camminante
    procedi piano; ma prima
    un ramo aggiungi alla fiamma
    del focolare e una pigna
    matura alla cesta gettata
    nel canto: ne cadono a terra
    le provvigioni serbate
    pel viaggio finale.
     
    GRAZIE MONTALE PER TUTTE LE MERAVIGLIOSE POESIE CHE CI HAI LASCIATO!
    December 11

    IMPORTANTE: ecco un cialtrone

    Immagino che ciascuno di noi sappia quanto vale un racconto, un romanzo o una poesia per il suo autore... sarebbe come chiedere a una madre quanto ci tiene al figlio... è abbastanza elementare....
    bene, c'è qualcuno, che si chiama antonio e io ho avuto la sfortuna di conoscerlo per msn, che ha copiato una frase trovata su un diario spacciando la per propria. E' molto grave questa cosa, perchè se il proprietario o la proprietaria di quella frase venisse a sapere del suo copia-copia... beh... immaginate le conseguenze... la frase copiata è:
     
    "mi hanno chiesto di rinunciare a te per il mondo intero. Ma cosa me ne faccio del mondo intero se ogni tuo sorriso mi dona l'universo"
     
    o qualcosa del genere...
     
    CHI LA CONOSCEVA GIà MI LASCI UN COMMENTO... GRAZIE... A PRESTO

    il giorno del mio compleanno e altro...

    esattamente 11 gg fa è stato il mio compleanno e l'ho festeggiato assieme al mio ragazzo e ai miei amici a casa mia... è stato un giorno bellissimo perchè per la prima volta in un anno mi sono semtita protagonista... beh, a rubarmi la scena quel giorno non c'era nessuno... nessuno con poesie più belle delle mie, nessuno più sveglio o intelligente di me... nessuno se non io... è adesso che sento la mancanza del mio giorno, il giorno del mio buon umore, delle mie "vittorie"... il MIO giorno, come ho già detto...
    inutile dire che ho voglia di mettermi di testa nella sabbia, anche se nel contempo mi rendo conto che nn serve, tanto sono pochi quelli che mi notano!!!
     
     
    cambiando discordo... ho scritto una cosa che non si può chiamare poesia perchè non è in versi e nemmeno racconto, perchè non ha una trama... io li chiamo pensieri scritti. vorrei che ciascuno dei miei pochi lettori si faccia una specie di "esame di coscienza per capire se ama davvero o no.... cmq accetto consigli (NN MI PIACE CHIAMARLE CRITICHE)... ecco qui:
     

    Seduta su una sedia che ormai accompagna i miei giorni. E questa sedia che ci tiene compagnia, con un foglio sotto al naso e una penna in mano. Il resto è offuscato da altro: malinconia! La penna comincia a scorrere imperterrita su un foglio candido e pulito, quasi fosse una nave che liscia percosse il mare calmo e delle onde leggere si infrangono sul suo duro e freddo corpo. Scrivo... e così racconterò di te e di me; racconterò di quelle giornate passate assieme tra il verde di un solitario parco e le urla dei bambini felici. Già, felici, perchè almeno loro non hanno affatto bisogno di pensare a una storia che è stata e sono più leggeri: giocano e nient'altro è importante per loro. Però non sanno che quando si diventa più grandi si smette di giocare o in parte. Già, perchè i ragazzi smettono di giocare con le macchinine e si divertono con le ragazzine, e le ragazzine cominceranno a giocare con il corpo e a volte quello non è più un gioco. Quando si diventa grandi, è tutto più sporco. E’ come quando guardi per terra e vedi tante cose luccicare e lì per lì ti piace e decidi di avvicinarti, perchè ti affascina; quando sei lì capisci che quello che brillava da lontano non era niente di speciale, ma solo bottiglie rotte e tanta spazzatura. E così capisci che è sporco il mondo!                            Racconterò di quella sera tra le candele a mangiare caramelle, con le stelle su di noi, che ci osservavano incuriosite. Chissà quante altre coppie come noi avevano già visto, oppure no. Racconterò di quelle mattine al mare, a schizzarci e a baciarci in acqua, o sott'acqua in apnea. Un'apnea diversa da quella in cui vissi in quei giorni lontana da te. E avevamo paura che il mare che ci separava avrebbe spazzato via tutto, anche il nostro tenero e piccolo amore.                                                                                                                                             Racconterò di quando mi hai detto per la prima volta "ti amo" e mi hai riempito il cuore. L'amore è una cosa dolce e pura, che va conservata e allontanata da questo mondo che amare non sa più che cosa significa. Prendere per mano la persona che si ama e girare per la città mostrando a tutti quell’ Amore. Forse sarebbe l’unico atto che potrebbe restituire quel vocabolo al mondo malvagio e lercio. Non deve esserci paura né voglia di nascondersi, perchè l'amore è bello e tutti, in fondo, lo sanno. La vita non è un film, la vita dà solo una possibilità e bisogna non lasciarsela sfuggire. Si piange e ci si consola di continuo. Le risate vere arrivano prima o poi. Bisogna solo saper riconoscere i diamanti dai vetri sparsi in strada. Hanno valori diversi anche se da lontano paiono simili.

    ASPETTO VOSTRI COMMENTI!!!
     
     
                                               Angy